Going Green: il Travel italiano e internazionale raccoglie la sfida della sostenibilità
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Going Green: il Travel italiano e internazionale raccoglie la sfida della sostenibilità

Il 68% dei viaggiatori apprezza la sostenibilità sociale delle destinazioni e oltre la metà (53,3%) delle aziende turistiche hanno già introdotto soluzioni innovative per la sostenibilità. Alcuni casi di successo in Italia e all’estero.

Non c’è dubbio che, tra i cambiamenti apportati dalla pandemia agli stili di viaggio, uno sicuramente destinato a rimanere è la maggiore attenzione alla sostenibilità. È quanto emerge da una meta-ricerca condotta dall’Osservatorio di BIT 2002 – la manifestazione del turismo leader in Italia, a fieramilanocity dal 10 al 12 aprile prossimi – che ha raccolto e confrontato i dati di alcuni tra i maggiori analisi internazionali.

 

 

Player e viaggiatori sono entrambi maturi per la sostenibilità

 

Sostenibilità non solo in senso ambientale: secondo dati riportati dalla Commissione Europea in uno studio sul turismo accessibile, il 68% dei viaggiatori vorrebbe vedere i proventi delle proprie spese turistiche reinvestiti in loco. Di conseguenza, ragiona l’analista Regiondo, nei prossimi anni il viaggiatore sceglierà sempre più le destinazioni che dimostrino di rispettare la natura e, in generale, che sono più in linea con la sua filosofia. Secondo la società, questo approccio è destinato a breve termine ad ampliarsi sempre più dalle destinazioni ad altri attori del sistema turismo, come i vettori. Non si tratta solo di ‘greenwashing’: la sostenibilità sta comportando anche una maggiore attenzione verso gli stakeholder e, in particolare, verso le istituzioni. E, lato consumatore, la crescente importanza della sostenibilità rientra in una più ampia presa di coscienza di una maggiore responsabilità.

 

Gli attori della filiera turistica non solo si dimostrano consapevoli di questi cambiamenti, ma hanno anche già cominciato a investire, soprattutto in tecnologia, per imprimere una svolta sostenibile, come testimoniano i dati di Euromonitor. Oltre la metà (53,3%) delle aziende del settore integrano già funzioni per la sostenibilità e una quota ancora maggiore (63%, quasi due terzi) sta sviluppando prodotti e servizi sostenibili. In particolare, circa il 55% delle aziende investe in iniziative di educazione alla sostenibilità per dipendenti e clienti, il 45% sta ottimizzando l’efficienza energetica e circa un terzo sta passando alle fonti rinnovabili.

 

La nuova centralità del turismo sostenibile è confermata anche dai dati. Secondo il rapporto 2020 della Fondazione UniVerde, per il 74% degli italiani il turismo sostenibile è il più sicuro nella fase post-Covid, mentre il 71% lo considera eticamente più corretto e più vicino alla natura e l’84% lo vede anche come un’opportunità di sviluppo economico.

 

 

Le destinazioni si muovono: casi di successo

 

Un altro tema importante evidenziato da Euromonitor è quello dell’overtourism. In quest’ottica, uno dei casi studio più interessanti è Venezia: anche grazie all’utilizzo di tecnologie di prossima generazione, la città lagunare ha introdotto numerose misure di mitigazione, come i tornelli d’ingresso, le limitazioni alle navi da crociera e, soprattutto, una nuova Control Room che utilizza l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things (IoT) per prevenire e alleviare i colli di bottiglia.

 

Ancora tra le Regioni del Nord, la Lombardia punta a valorizzare la vicinanza di oasi naturalistiche di pregio alle grandi aree urbane, come il Parco Regionale della Valle del Ticino – a due passi da Milano e dall’Asse del Sempione, con l’aeroporto di Malpensa – con le sue numerosissime specie faunistiche e la ricca vegetazione fluviale. Regione Lombardia favorisce l’approccio ecofriendly anche attraverso app come Sporty, che permette di programmare escursioni sostenibili sulle montagne lombarde.

 

Spostandoci nel Centro-Sud, l’Abruzzo si segnala per le Vie della Spiritualità che toccano eremi secolari disseminati nel silenzio dei boschi e che si prestano a un approccio turistico “slow” ed estremamente sostenibile, rispettoso non solo dell’ambiente naturale, ma anche della storia e tradizioni dei luoghi e delle popolazioni che li abitano, in linea con le evoluzioni più recenti della sostenibilità che si declinano anche in chiave sociale oltre che ecologica. Nella vicina Puglia, il Salento destina al turismo sostenibile un intero portale, pugliaecotravel.com: promosso dalla rete Salento 4 Seasons con il sostegno di Regione Puglia e finanziato con fondi PSR, il progetto promuove pacchetti ed esperienze sostenibili in termini di destinazioni, strutture e itinerari.

 

Nelle isole maggiori, la Sicilia si caratterizza per un approccio diffuso alla sostenibilità: la regione è prima in Italia per numero di strutture certificate Ecolabel (12, seguita dal Trentino con 10 e la Sardegna con 5) e vanta più di 40 strutture riconosciute ad alta efficienza energetica dall’ISPRA, oltre a circa 200 agriturismi dove è possibile vivere il territorio in modo sostenibile e responsabile. A sua volta, la Sardegna è ai primi posti nella Guida Blu del Touring Club e partecipa a progetti europei di ampio respiro come ShMILE 2, che ha l’obiettivo di promuovere il turismo sostenibile nel Mediterraneo riducendo l’impatto ambientale delle strutture ricettive costiere.

 

Cresce l’offerta sostenibile anche fra le destinazioni internazionali. Da diversi anni mete “once in a lifetime” come Mauritius e Maldive propongono numerosi resort sostenibili mentre anche Paesi più vicini a noi, come l’Ungheria, stanno sviluppando un’offerta sostenibile per destinazioni quali il Lago Tisza o i parchi naturali Írottkő, Hortobágy e Örség. Negli USA la “wilderness” è di casa e sono sempre di più i pacchetti che permettono di esplorarla, dai canyon ai grandi parchi, in maniera responsabile.